Alberto Forchielli: pessimismo o realismo?

Il mio vecchio amico Prof. Gianni Rantucci mi ha scritto stamane questo messaggio:

In questi giorni ho ricevuto la visita di mia cugina che è nata e vive in Canada e va ogni tanto in USA: si vedono italiani da tutte le parti, in cerca di un lavoro. Non credo che oggi esista qualcuno che sia in grado di creare lavoro in questo Paese e farci uscire da questa sventurata fuga dei giovani e non credo che sia solo una questione di nuovi governi (che del resto in 60 anni forse sono stai una cinquantina). La forza lavoro di 1.3 miliardi di cinesi ed altrettanti indiani alla fine  fa tremare anche i Paesi europei forti (Germania, Francia). In questi giorni sento in televisione che importiamo derrate e prodotti alimentari per il 60% dall’Estero. Nessuno è in grado di fermare questo flusso, nessuno può bloccare la grande migrazione dal Sud del Mondo, sento che si è rotto l’equilibrio (ingiusto peraltro) che prima vedeva ricchi al Nord e poveri al Sud. Credo che l’umanità sia ad un bivio e che la stessa america sopravviva perché in sostanza immette nella sua economia 1000 miliardi di dollari freschi di stampa ogni anno. Un caro saluto Gianni

Il problema sta nel fatto che un paio di giorni prima avevo avuto l’opportunità di ascoltare due interventi di Alberto Forchielli in altrettante trasmissioni televisive in cui veniva dispensato pessimismo a piene mani. Il dubbio rimane: pessimismo o sano realismo?

 

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