L’ultima lezione del Prof. Piero Pozzati

Un anno fa moriva Piero Pozzati, professore emerito di Tecnica delle costruzioni all’Università di Bologna. Nato a Bologna nel 1922, si laureò in ingegneria civile nel 1945 con il massimo dei voti e con lode. Assistente presso l’Istituto di Scienza delle Costruzioni dal 1946, nel 1949 conseguì la libera docenza in Scienza delle Costruzioni e nello stesso anno assunse l’incarico di professore di Costruzioni in Legno, Ferro e Cemento Armato. Nel 1954 vinse il concorso alla cattedra di Tecnica delle Costruzioni bandito dal Politecnico di Torino, ma dopo solo un anno fu richiamato per trasferimento a Bologna a ricoprire la cattedra di Tecnica delle Costruzioni. Successivamente, assunse la funzione di Direttore dell’Istituto di Tecnica delle Costruzioni. Insegnò anche Lastre Piane e Curve presso la Scuola di Specializzazione per le Costruzioni di Cemento Armato del Politecnico di Milano e il corso di Costruzioni di Ponti nella stessa Università di Bologna.

Nel 1977 venne nominato “Benemerito della Scuola, della Cultura e dell’Arte” dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1981 diventò Accademico Benedettino della Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna e dal 1995 fu anche Accademico corrispondente della “Academia Nacional de Ingeniería” dell’Argentina.

Conclusa nel 1992 l’attività didattica, nel 1997 fu nominato Professore Emerito dell’Università di Bologna. Dal novembre 1992 al gennaio 1995 ricoprì l’incarico di Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Progettista di strutture, fu membro di Commissioni CNR per le normative sulle costruzioni.

Di seguito puoi leggere un estratto della sua ultima lezione.

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Proliferazione delle normative e tecnicismo

Ultima lezione ufficiale del corso di Tecnica delle costruzioni tenuta dal prof. Piero Pozzati nell’a.a. 1991-92, presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna (3 giugno 1992).

Ogni corso di lezioni è un progetto incompleto ed interrotto, e si avverte in generale l’esigenza di coronarlo con qualche osservazione, principalmente per richiamare questioni di particolare importanza e ancora aperte a dubbi e a riflessioni, quasi per far intendere l’auspicio che il colloquio tra insegnante e allievi non venga definitivamente troncato, ma sia suscettibile di continuare idealmente.

Così come tutti gli anni, ma forse con qualche indugio maggiore per la particolarità del momento, concludo le lezioni commentando uno dei temi principali già svolti; quest’anno termino con qualche considerazione in merito agli aspetti più generali delle normative riguardanti le costruzioni, perché in esse si specchiano non soltanto numerose questioni applicative e teoriche già trattate, ma anche tendenze e insidie soggiacenti tipiche del nostro tempo travagliato.

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Ho desiderato accennare al “tecnicismo” perché con esso in qualche aspetto si può collegare la tendenza alla proliferazione delle norme, quindi anche degli Eurocodici. È chiaro che le regole hanno nobili motivazioni: l’intento di tutelare la sicurezza strutturale e porgere un aiuto; di portare coerenza e chiarezza in un quadro frammentario e alle volte confuso; in particolare per gli Eurocodici, come si è ricordato, di dare, nell’ambito delle costruzioni, fisionomia e condizioni unitarie alla normativa tecnica europea.

Ma un numero di regole eccessivo comporta vari degli inconvenienti dianzi citati e in particolare: l’impoverimento dell’autonomia e della creatività, in quanto l’opera del progettista è irretita dalle norme; la difficoltà di discernere ciò che veramente conta; la sensazione di avere, al riparo delle norme, responsabilità assai alleviate; la difficoltà non infrequente di rendersi conto dei ragionamenti che giustificano certe regole, rischiando di considerare queste alla stregua di algoritmi, ossia di schemi operativi che, una volta appresi, il pensiero non è più chiamato a giustificare. Ma tra le varie conseguenze, una delle più temibili è l’attenuazione del senso di responsabilità, mentre questa costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo, violando il quale la vita si appiattisce, e si rafforza, attraverso il costituirsi di una società iperorganizzata, il sistema tecnocratico in grado di diventare, come dice Konrad Lorenz, “il tiranno della società umana“, anche perché la tecnocrazia si giova di un patrimonio di informazioni scientifiche che il singolo non può conoscere se non in minima parte.

A proposito delle norme si può osservare che, sussistendo il proposito di non renderle cogenti, il progettista sarà libero, a ragion veduta, di non attenersi ad esse. Ma, sul piano dei fatti, la osservanza delle norme sarà in realtà difficilmente evitabile, per il loro prestigio, per imposizione dei capitolati d’appalto, per il gioco delle competizioni volte ad ottenere l’assegnazione dei lavori.

Ecco, queste considerazioni riportano il mio pensiero all’Università, che dovrebbe avere funzione di guida nel progresso delle conoscenze, aperta con prudenza alle innovazioni, ma poco incline ad ammannire notizie e norme senza spiegarne le motivazioni; e dovrebbe essere  principalmente  dimora  di  dibattito  di  idee  e  di illustrazione delle cose non effimere, dando al giovane fiducia in sé stesso, consapevolezza di poter essere tanto più importante quanto più il paese ha bisogno di essere riformato, e di non essere sperduto ospite di un “castello” kafkiano. Per questo io, pur tanto immeritevole, mi sono sempre sentito profondamente onorato di appartenere all’Università, ove ho avuto innumerevoli cari Allievi, Maestri e Colleghi insigni e amati; e tra i Maestri, al primo posto, il prof. Belluzzi. La Scuola, e in particolare l’Università, si dica quel che si vuole, è e resterà, come ebbe ad osservare Manara Valgimigli, “tra le tante cose meno pulite di questo mondo, ancora invece una delle più pulite“; e, mi sento di aggiungere, la sede in cui le generazioni si succedono per trasmettersi il sapere, e le persone, discutendo e confrontandosi, possono sentirsi legate da un sentimento forte e stabile di cordialità e di stima.

Ho terminato. E con questo sentimento, e con affetto porgo a tutti voi allievi il mio augurio e il mio saluto.

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Alberto Forchielli: pessimismo o realismo?

Il mio vecchio amico Prof. Gianni Rantucci mi ha scritto stamane questo messaggio:

In questi giorni ho ricevuto la visita di mia cugina che è nata e vive in Canada e va ogni tanto in USA: si vedono italiani da tutte le parti, in cerca di un lavoro. Non credo che oggi esista qualcuno che sia in grado di creare lavoro in questo Paese e farci uscire da questa sventurata fuga dei giovani e non credo che sia solo una questione di nuovi governi (che del resto in 60 anni forse sono stai una cinquantina). La forza lavoro di 1.3 miliardi di cinesi ed altrettanti indiani alla fine  fa tremare anche i Paesi europei forti (Germania, Francia). In questi giorni sento in televisione che importiamo derrate e prodotti alimentari per il 60% dall’Estero. Nessuno è in grado di fermare questo flusso, nessuno può bloccare la grande migrazione dal Sud del Mondo, sento che si è rotto l’equilibrio (ingiusto peraltro) che prima vedeva ricchi al Nord e poveri al Sud. Credo che l’umanità sia ad un bivio e che la stessa america sopravviva perché in sostanza immette nella sua economia 1000 miliardi di dollari freschi di stampa ogni anno. Un caro saluto Gianni

Il problema sta nel fatto che un paio di giorni prima avevo avuto l’opportunità di ascoltare due interventi di Alberto Forchielli in altrettante trasmissioni televisive in cui veniva dispensato pessimismo a piene mani. Il dubbio rimane: pessimismo o sano realismo?

 

Nuovo corso in Geo-Engineering all’Università di Firenze

L’università di Firenze propone un nuovo corso di laurea magistrale interclasse “Geo-Engineering” mirato a creare una nuova figura professionale, un mix di geologo e di ingegnere, particolarmente adatto (leggendo la proposta) alla comprensione e alla soluzione dei problemi di “dissesto idrogeologico”.

Il nuovo laureato magistrale in Geo-Engineering potrà iscriversi all’albo degli ingegneri o dei geologi, ma è probabile che il primo risulterà più ambito del secondo.

Fino agli ’90 in Italia ci si poteva laureare in Ingegneria Mineraria, laurea che dava la possibilità di sostenere gli esami per l’abilitazione alla professione di ingegnere e di geologo. Questa laurea confluì poi nell’Ingegneria per l’ambiente e il territorio, con gli indirizzi “Geotecnologie” e “Georisorse”, attivati laddove ci fosse una radicata tradizione accademica di ingegneria mineraria. L’ingegnere minerario aveva una rilevante preparazione fondata sulle ingegnerie civile, meccanica, elettrotecnica e sulla geologia applicata.

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, sentito dall’ateneo fiorentino, ha formulato un parere negativo (vedi allegato) sulla laurea magistrale in Geo-Engineering ma, come c’era da attendersi, tutti gli altri organismi nazionali e locali, hanno risposto positivamente, a partire dal CUN.

La corsa a diventare “ingegnere”, tentando di bypassare il tradizionale e selettivo corso di studio di ingegnere civile o per l’ambiente e il territorio, trova un’ulteriore opzione in questo nuovo corso di laurea magistrale.

Generalmente la corporazione dei geologi è attenta a definire i rischi naturali come geologici, geomorfologici, idrogeologici per far capire all’opinione pubblica la centralità della Geologia rispetto ad altre discipline. Con questa proposta, guarda caso, la “centralità” del nome è la “Engineering” a cui tanti/troppi professionisti non ingegneri aspirano.

Un modo come un altro per abbassare la qualità della preparazione dei nuovi ingegneri. Da “todos caballeros” a “todos ingenieros”.

CLICCA L’ICONA PER LEGGERE LA “Circolare CNI n. 660 del 28 gennaio 2016”

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“Trova lavoro subito” di Forchielli e Carpigiani

Segnalo questo libro scritto da Alberto Forchielli e Stefano Carpigiani che può risultare utile nella scelta di andare studiare o lavorare all’estero.

RECENSIONE AMAZON: “Hai appena finito gli studi e non riesci a trovare un’occupazione? Sei un genitore preoccupato per il futuro dei tuoi figli? Lavori da anni ma non vedi né sviluppi di carriera né aumenti di stipendio? Oppure hai perso il tuo impiego? L’alternativa concreta è trasferirsi all’estero. il lavoro è una parte fondamentale della vita, quindi se in Italia non c’è, bisogna organizzarsi per trovarlo in luoghi dove le nostre capacità possano non solo essere apprezzate ma anche valorizzate. Questo manuale ti prepara a scegliere la tua strada nel modo migliore: indica gli Stati con le maggiori possibilità di impiego, i lavori più richiesti nel mondo, e spiega quali sono i requisiti necessari per accedervi. Prima di partire, però, occorre avere le idee chiare sulle proprie competenze e sulle motivazioni che ci spingono a lasciare l’Italia, individuare i canali che offrono le migliori opportunità, sapere come preparare e affrontare un colloquio di selezione di persona o in videointervista. “Trova lavoro subito!” fornisce tutte queste indicazioni e tanti consigli pratici per trovare lavoro velocemente e con soddisfazione. Indispensabile sia per i giovani alla prima esperienza, sia per chi già lavora. E per i giovanissimi e le loro famiglie, una sezione dedicata alla scelta delle scuole migliori, per pianificare un percorso di studi utile per intraprendere una carriera all’estero. Per partire con il “bagaglio giusto” e le idee chiare.

Nell’intervista che segue, registrata nel corso della trasmissione “Piazza Pulita” ad Ottobre 2015, potete conoscere meglio il personaggio Forchielli, molto sicuro delle proprie idee e delle cose da fare per avere successo nella vita professionale.

Airicerca la comunità dei ricercatori all’estero

Cosa è AIRICERCA?

AIRIcerca è l’associazione internazionali dei ricercatori italiani nel mondo. L’idea è di creare un gruppo di networking tra ricercatori italiani (in qualsiasi campo di ricerca) per stabilire contatti tra nazioni, con l’ottica di creare collaborazioni scientifiche e scambiarsi informazioni utili sulle realtà lavorative. Gli ideatori sono Lorenzo Agoni, MD PhD, e Luca Cassetta, PhD.

Logo

 

Obiettivi – AIRIcerca nasce dall’esigenza di avere una piattaforma che colleghi tutti i ricercatori italiani in Italia e nel mondo, una sorta di unico “tetto virtuale” che ci consenta di poter comunicare facilmente abbattendo le distanze geografiche.

Divulgazione scientifica – Intende creare dei canali che consentano di interagire con la società italiana rivalutando la figura del ricercatore.

Collaborazioni scientifiche – Tra le finalità, favorire lo scambio di idee e la collaborazione scientifica a ogni livello tra ricercatori.

Networking tra ricercatori – L’associazione nasce con l’obiettivo di creare una comunità internazionale di ricercatori italiani su scala mondiale.

 

Opportunità di lavoro – Il portale AIRIcerca pubblica proposte e richieste di lavoro, tesi, dottorato, stage, tirocini in Italia e nel mondo.

Clicca l’icona e leggi l’articolo apparso su www.ilfattoquotidiano.it

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Trivelle in Adriatico, raffica di permessi per ricerca idrocarburi.

da www.ilfattoquotidiano.it

 

Lo “sblocca trivelle” e lo stralcio dalla legge sugli ecoreati del divieto di air-gun, la contestata tecnologia che utilizza aria compressa per cercare gas e petrolio in mare, hanno già cominciato a produrre i primi effetti. Nell’ultimo mese il ministero dell’Ambiente ha infatti emanato una raffica di decreti di compatibilità ambientale (Via) che danno il via libera ad altrettanti progetti di prospezione di idrocarburi davanti alle coste adriatiche. Ben 13 permessi dai primi di giugno, grazie ai quali verranno “bucati” oltre tre milioni di ettari di mare per cercare petrolio e gas: 1,4 milioni nel tratto tra Rimini e Termoli e 1,6 milioni tra il Gargano e il Salento, uno dei più apprezzati litorali italiani. Il tutto utilizzando liberamente la tecnica dell’air-gun, considerata dagli ambientalisti molto dannosa per l’ecosistema marino.

 

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Gli ingegneri al solito assenti

Cliccando il sito web “dissestoitalia.it” si possono leggere gli obiettivi del progetto ….

#DissestoItalia è il più ampio WebDocumentario mai realizzato in Italia per ampiezza di contenuti e di approfondimento. è un progetto che nasce dal desiderio raccontare un tema d’interesse pubblico – come quello del dissesto idrogeologico – proponendo un nuovo modo di fare informazione. Che vede lavorare insieme da una parte giornalisti professionisti e dall’altra associazioni e professionisti che da anni si occupano del tema.
#DissestoItalia è la dimostrazione di un modo nuovo di affrontare i problemi che vede lavorare insieme soggetti con culture diverse come imprenditori, professionisti e ambientalisti.

 

… e gli animatori di tale iniziativa:

#Dissestoitalia è stato ideato dal gruppo di giornalisti indipendenti di Next New Media Srl e realizzato insieme all’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, al Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, al Consiglio Nazionale dei Geologi e a Legambiente.

 

Brilla, al solito, l’assenza dell’ingegnere e del suo organo di rappresentanza nazionale (CNI).

 

Scorriamo il testo reperibile nel sito che invita cittadini e politici alla partecipazione

Vuoi organizzare un evento per discutere i problemi del dissesto idrogeologico e per portare all’attenzione dell’opinione pubblica problemi specifici del tuo territorio? Compila il form che trovi subito sotto per proporre un evento o una iniziativa sul tuo territorio, per richiedere di utilizzare i nostri contenuti audio e video o chiedere la partecipazione dei soggetti promotori. I nostri materiali (foto, video e infografiche) sono a disposizione per essere utilizzati in eventi pubblici che condividano lo spirito del nostro progetto. Segnalaci la tua storia. Il nostro è un progetto in aggiornamento, e vuole fornire un punto di vista il più completo possibile sui problemi del dissesto idrogeologico. Se vuoi mettere in luce una storia o segnalare una situazione critica legata al tema per farla entrare nel nostro documentario compila il form in basso o scrivici.
Ricordati che:
#DissestoItalia è un progetto nato proprio per sensibilizzare il più possibile cittadini e istituzioni sui rischi del dissesto idrogeologico, promuovere un approccio votato alla prevenzione e proporre soluzioni condivise tra istituzioni e società civile. Ogni evento promosso deve riportare il logo ufficiale di #DissestoItalia e quelli dei cinque soggetti che lo hanno realizzato (Ance, Cnappc, Cng, Legambiente e Next New Media). I materiali (foto, video e infografiche) non possono in alcun modo essere modificati rispetto a come sono pubblicati all’interno del webdoc.

 

In sintesi Costruttori Edili, Architetti, Geologi, Legambiente discutono sui dissesti che caratterizzano il territorio nazionale e … mentre questi signori discutono gli ingegneri saranno chiamati a sistemare tali dissesti.

Così l’Italia ha perso 23 miliardi di euro in fuga dei cervelli

da www.giornalettismo.com/

 

Ingegneri, medici, scienziati, studiosi: si formano in Italia e poi vanno via. Ed è il paese a perdere: anche dal punto di vista economico.

Così l’Italia ha perso 23 miliardi: con la fuga di cervelli. Il dramma deilaureati che lasciano il paese non è un problema solo sul lato umano, con la perdita di risorse preziose per lo sviluppo dell’Italia, e sul lato emotivo, fra storie difficili e intense di giovani costretti a cercare fortuna oltre frontiera: è un problema anche dal punto di vista economico, secondo i calcoli diFederico Fubini su Repubblica. In breve: soldi buttati.

23 MILIARDI BRUCIATI – Tanti soldi. Sono 23 i miliardi complessivi, corrispondenti all’investimento in istruzione eformazione dei tanti laureati che trovano lavoro altrove. “Ogni giorno un’emorragia verso l’estero di risorse (anche) finanziarie di simile entità si consuma sull’infrastruttura di base di ogni paese: i suoi abitanti”, scrive Fubini: “Alla più cauta delle stime, dal 2008 a 2014 è emigrato all’estero un gruppo di italiani la cui istruzione nel complesso è costata allo stato 23 miliardi di euro. Sono 23 miliardi dei contribuenti regalati ad altre economie”. Qualche calcoloveloce dimostra che sono “una cifra doppia di quanto occorra per stendere la rete Internet ad alta velocità che in questo Paese continua a mancare, o un terzo dell’intera rete ferroviaria ad alta velocità”. Un “trasferimento di fondi” che sta acquistando, ormai, dimensioni massicce: si parla di un travaso da 1,5 miliardi di euro verso il Regno Unito, e 650 milioni di euro verso la Germania, e oltre 100 milioni verso il Brasile.

LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE

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Mappa degli interventi per la difesa del territorio

da www.linkiesta.it

 

Tra vecchi piani e progetti al palo ci sono 2,3 miliardi che si possono utilizzare per mettere in sicurezza il territorio. Una cifra pari a più della metà di tutti gli importi finanziati dal 1999 al 2014, che secondo i dati dell’ISPRA e del Ministero dell’ambiente ammonterebbe a circa 4 miliardi e mezzo. Per monitorare una situazione da tempo in stallo a Palazzo Chigi si è insediata nel maggio 2014 l’unità di missione guidata da Erasmo d’Angelis e Mauro Grassi. La fotografia attuale delle risorse vede stanziati 647 milioni di euro per 429 progetti, e l’obiettivo è quello di arrivare a 700 milioni con una delibera del Cipe che entro aprile dovrebbe pianificare almeno l’80% delle risorse a disposizione per l’esecuzione delle opere.

INFOGRAFICA di Linkiesta

 

Gli interventi più importanti previsti dal piano riguardano la messa in sicurezza del Lago d’Idro in Lombardia (50,3 milioni), lo scolmatore Ferreggiano (45 milioni) e gli interventi sul fiume Bisagno per 37 milioni. Lavori sono previsti anche per l’adeguamento del canale scolmatore nord-ovest Milano per 23,4 milioni. Stando ai dati raccolti dall’unità di missione dunque vede i 429 progetti con la Lombardia che raccoglie 57 interventi per 137,8 milioni, la Toscana con 33 per 62,4 e la Calabria con 50 interventi per 58,5 milioni.

Per quanto riguarda il primo piano sono arrivate proposte per una spesa di oltre 16 miliardi di euro, di cui 875 milioni con la progettazione esecutiva e poco più di 2 miliardi con progettazione definitiva. Tradotto significa che poco meno di 3miliardi di euro sono cantierabili all’approvazione del progetto, quindi in tempi relativamente brevi. Al Sud sarà possibile contare anche su una buona fetta di fondi strutturali dell’UE e sul Fondo Sviluppo Coesione, che vede andare proprio nel Mezzogiorno circa l’80% delle risorse a disposizione. Il passaggio più urgente però riguarda il piano destinato alle aree metropolitane, per cui sono arrivate proposte per circa 3 miliardi, di cui un miliardo cantierabili in tempi brevi. Le richieste maggiori sono arrivate da Roma (755,8 milioni), Genova (555,4), Venezia (485,6), Napoli (343,8), Torino (186,8), Firenze (143,1), Palermo (113,7), Bari (105,2), Milano (87,3) e Messina (84,6).

Lo scorso 12 gennaio in Senato è stato ascoltato Erasmo d’Angelis, capo della struttura di missione sul dissesto idrogeologico, che ha lasciato in consegna tre punti fondamentali per la gestione delle risorse: l’affidamento dei progetti ai Presidenti di Regione nella loro veste commissariale, senza distinzione sulla fonte di finanziamento; l’adozione di un sistema di monitoraggio degli interventi più trasparente e una proposta sulle autorità di distretto idrografico perché diventino un punto di raccolta delle informazioni. 

clicca l’icona per leggere l’articolo originale di Luca Rinaldi

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